24 maggio 2017

Cuore delicato lavare a mano

Quando arriva il pacco del corriere!
Simona Morani è l'autrice di Quasi arzilli ed è tornata con un secondo romanzo dal titolo lungo e tenero e con una copertina carinissima: Cuore delicato lavare a mano.

Prima di parlarvi che cosa combina la signora Rina in quel di Modena, voglio ringraziare Simona che per non è solo una giovane talentuosa scrittrice, ma soprattutto una cara blogger che mi aveva "conquistato" con un racconto che ruotava intorno ad un rossetto.
Grazie Simona, leggere il tuo libro in anteprima mi ha permesso di tirarmela un po' XD ma soprattutto di "vivere" a distanza tutta l'emozione per l'uscita di questo nuovo lavoro!
Il secondo libro  è sempre il più difficile [semicit.] ma tu te la sei cavata benissimo!

La Rina è una donna sulla sessantina, vedova, che gestisce con grande passione la sua piccola lavanderia a gettoni - stireria nel cuore di Modena.
Proprio qui incontra Donato, un ragazzo che potrebbe avere l'età di suo figlio, e che le fa sfarfallare il cuore dopo tanto tempo.
Si sa però che i sentimenti vanno maneggiati con cura, proprio come i capi delicati di cui Rina si occupa da una vita. L'unico problema è che le persone che ha accanto e che dicono di volerle bene non sono così sensibili nei suoi confronti!

Simona racconta una vicenda che in realtà non è poi così inusuale, ma di cui ancora ci si stupisce: una donna grande che si innamora di un ragazzo molto più giovane. Se Modena fosse stata Parigi la nostra Rina poteva concorrere per essere la premiere dame.
La penna di Simona non si perde in inutili fronzoli ma riesce a restare sempre molto rispettosa nel trattare le emozioni dei suoi personaggi.

Questo libro è perfetto da leggere in un fine settimana al sole (è sottile e fresco e si fa leggere velocemente) ed è un ottimo regalo per un'amica  che dopo una delusione deve rimboccarsi le maniche perché, come insegna la Rina, non è mai troppo tardi per far pace con se stessi!




18 maggio 2017

Essere Nanni Moretti

Essere Nanni Moretti campeggiava con la sua bella copertina colorata su una locandina nella vetrina della libreria davanti all'ufficio ma a me non ispirava per nulla: Nanni Moretti lo conosco solo come personaggio e non credo di aver mai davvero visto per intero un suo film e di Culicchia ho letto Ameni inganni (tremendo) e  My little China girl (molto carino, ma di un genere un po' particolare perché è quasi una guida di viaggio).
Poi l'ho preso e mi è piaciuto così tanto che l'ho spacciato anche a mia mamma, che invece non lo trova niente di così divertente.

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:

Il libro inizia con Bruno Bruni che ripete a se stesso di essere Nanni Moretti, il regista, in una lussuosa suite di Venezia.
Come ha fatto Bruno Bruni a cacciarsi in questo guaio?
Così inizia a ritroso la storia dell'ultimo romanzo di Culicchia, che ha come protagonista un cinquantenne torinese che sogna di fare lo scrittore di un libro che cambierà per sempre la letteratura italiana.
Ovviamente non scrive mai nulla e si sente un incompreso in un mondo che premia tutto ciò che è eccessivamente commerciale.
La sua vita cambia quando, dopo essersi fatto crescere la barba, scopre di venire spesso confuso con Nanni Moretti e riscopre il suo vecchio talento nel fare le imitazioni.
Con la sua inseparabile compagna Selvaggia, una ballerina di pole dance che voleva fare la ballerina-attrice-artista, inizia una commedia in cui gira l'Italia ed il mondo a sbafo di chi lo ospita, promettendo di girare un film in ogni località in cui si ferma.
Finché Nanni Moretti non incontra Nanni Moretti, ovviamente.

Il tema dell'identità non è particolarmente originale, ma Culicchia trova una sfumatura estremamente contemporanea: il furto di identità, problema di cui sempre più spesso sentiamo parlare, e di cui siamo più o meno consapevoli di poter essere vittime.

Il romanzo di Culicchia è furbo: una cantilena, in cui l'autore riscrive sempre la stessa cosa semplicemente cambiando i luoghi dei posti frequentati dal Nanni Moretti falso.
Però non è mai noioso e proseguendo nella lettura ero sempre più curiosa di sapere dove cavolo saremmo andati a parare con questa storia che è chiaro fin dall'inizio che non può proseguire all'infinito.

Portatelo in spiaggia con voi quest'estate: è il classico libro carino e divertente, che si presta a più livelli di lettura, e che uno può prendere e riprendere più volte tra una chiacchiera e l'altra senza mai perdere il segno!

11 maggio 2017

Polonia: una foto al giorno

Mi sono accorta che in realtà non vi ho mai davvero parlato del mio viaggio in Polonia di quest'estate e dei posti che ho visitato: ringraziando Frida per la sua idea di #unafotoalgiorno, stiamo per partire per visitare la Polonia... venite con me?
Prendete l'ombrello, mettete le scarpe comode che saliremo molto in alto e preparatevi a mangiare e bere!

Giorno 0: GMG a Cracovia
Dopo una lunga camminata sotto il sole, finalmente raggiungo i ragazzi della mia parrocchia alla Veglia di Preghiera della GMG. E' stata una serata molto emozionante!
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Giornata Mondiale della Gioventù 2016 Cracovia
Giorno 1: Cracovia e le miniere di Wieliczka
Essere in una città durante una GMG è una visita irripetibile, nel bene e nel male: le città sono strapiene di pellegrini e c'è ressa per entrare da qualsiasi parte ma si ci sono musica, colori e occhi che ridono ovunque!
Per visitare le miniere di sale di Wieliczka ho fatto una mattinata di coda infinita ma ne è valsa davvero la pena: all'interno le foto non si possono fare se non pagando di più il biglietto ed io non sono una fotografa provetta.
Basilica di Santa Maria, Cracovia
Giorno 2: Cracovia
Cracovia è un vero gioiellino: una città dalle mille chiese e chiesette, un castello imponente (che non ho visitato per i motivi di cui sopra) e una storia molto impattante.
Il museo della fabbrica di Schindler è molto diverso da quello che mi aspettavo: della fabbrica non c'è praticamente nulla, ma ripercorre la storia della Polonia negli anni fatidici e drammatici della Seconda Guerra Mondiale. E' un museo bellissimo perché è molto coinvolgente e, più delle cose da vedere, è importante per capire come cambiava nel tempo l'atmosfera e la vita in quegli anni.
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Museo di Schindler, Cracovia
Giorno 3: Danzica
Sognavo di andare a visitare questa città al nord della Polonia e non mi ha deluso.
Volevo vederla per vedere il Museo di Solidarnosc: ci tenevo così tanto che ci sono andata quasi appena arrivata, nonostante avessi idea di andare a vederlo il secondo giorno, perché non riuscivo a pensare ad altro. L'audioguida non c'è in italiano (ma c'è la scelta con l'inglese e lo spagnolo) ed è una visita estremamente interessante, anche se un po' lunghetta.
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Museo di Solidarnisc, Danzica
Giorno 4: Sopot, Danzica
Dopo tanta città, musei, cultura sono andata a pucciare i piedi nel mar Baltico.
Sopot è una cittadina di mare estremamente turistica che deve la sua fama al fatto di avere il molo di legno più lungo d'Europa (QUI il post in cui vi ho raccontato dell'oggetto che ogni polacco porta con sé in spiaggia)
il molo di Sopot, Polonia
Giorno 5: Malbork
Malbork, comodamente raggiungibile in treno da Danzica, è una cittadina assaltata dai turisti (anche qui è consigliabile prenotare online l'ingresso e l'audioguida in italiano) perchè ha il più grande castello di mattoni del mondo.
Assolutamente sconsigliata la visita in giornate di pioggia perché il percorso è per gran parte all'aperto ed è un'attrazione davvero sorprendente.
La cosa che più mi ha colpito è vedere la foto del castello distrutto dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e la capacità di ricostruire tutto in modo assolutamente fedele.
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Castello di Malbork. Polonia
Giorno 6: Danzica
Danzica città è piccina ma se ci andrete ad agosto come me troverete la più grande fiera del Baltico: bancarelle di artigiani (e non) ed antiquari (e non) e leccornie (e non) riempiono ogni centimetro quadrato delle principali vie della città.
Oltre al giretto in città, io ho dedicato la mia giornata ai musei navali della città: con un unico biglietto ho visitato il museo navale (un po' palloso a dir la verità), la nave Soldek e la famosa gru che è il simbolo della città. Anche se quest'ultima è stata la visita più breve io la straconsiglio per capire come funzionasse la gru e rimanerne impressionati!
Sconsiglio invece la visita in barca ai cantieri navali e a Westerplatte, dove ha avuto inizio la Seconda Guerra Mondiale: è come attraversare un'area industriale per giungere a vedere un monumento orrendo e nient'altro. (forse il fatto che piovesse a dirotto ha leggermente influenzato il mio giudizio, lo ammetto).
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La famosa gru di Danzica e la nave Soldek, Danzica
Giorno 7: penisola di Hel
Doveva essere una giornata di mare e relax. Doveva.
Invece ho quasi vomitato sulla nave a causa del mare mosso e sono quasi morta di freddo.
Ma sono riuscita a salire sul faro, vedere qualche rifugio della Seconda Guerra Mondiale e provare a dormire in spiaggia (poi siccome non ero in grado di scavarmi una fossa -non per modo di dire- come aveva fatto una coppietta ho deciso di abbandonare l'avventura). La guida migliore per visitare questo paesello è quella di nuok.
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Pensiola di Hel, un luogo ventoso, Danzica
Giorno 8: Torun
Torun merita di essere visitata perché è un piccolo gioiellino. Un'intera giornata è più che sufficiente per visitarla e mi è piaciuta un sacco e non solo perché ho mangiato la Zapienka!
Salite gli scalini del campanile del municipio che la vista merita la fatica e le calamite compratele qui anziché a Danzica: sono uguali e costano meno, che nervoso!
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Torun, Polonia
Giorno 9: Varsavia
Di questa giornata a Varsavia ricorderò la quantità di pioggia presa!
E' una città che non mi ha entusiasmato... ma vederla ancora in piedi è un bello schiaffo a chi da ovest e da est ha tentato di schiacciarla!
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Il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia
Giorno 10: Varsavia
Bisogna essere un po' impallinati con la storia per apprezzare il Museo dell'insurrezione di Varsavia, ma a me ha affascinato in una maniera indescrivibile.
Sono uscita da lì con gli occhi che brillavano per tutte le cose che avevo scoperto e soprattutto la consapevolezza dell'importanza di voler esser liberi senza dover dire grazie a nessuno.
[le foto all'interno del Museo sono rimaste tutte scure]

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06 maggio 2017

Cirano di Bergerac

Perché mettersi a leggere teatro?
Perché me ne avevano fatto venire la voglia Elisa e Claudia durante un sabato pomeriggio chiacchierino e probabilmente le loro orecchie nell'ultimo mese e mezzo saranno fischiate molte, molte volte.

Al liceo avevo letto un po' Moliere, Shakespeare, Goldoni e ricordo che non mi erano spiaciuti: ho pensato parecchio al titolo con cui avrei potuto riprendere la mia carriera di lettrice di teatro e sono finita al Cyrano.
In fondo Cyrano è la mia canzone preferita di Guccini: è mai possibile che l'unica cosa che so davvero di lui è quello che tutti abbiamo imparato da Aldo Giovanni e Giacomo?

La storia è abbastanza nota: ci sono Rossana, che è al gnocca della situazione, Cirano che è un romanticone con il naso inguardabile e Cristiano che è un figone ma non ha la stessa dialettica di Cirano.
Rossana crede di essere innamorata di Cristiano e lo sposa, ma non sa che in realtà tutte le belle parole che il suo amato le scrive sono frutto dell'amore di Cirano.
E piano piano muoiono tutti tranne lei!

Miseria, che palle. [una recensione in meno di un tweet]
Sono state settimane infinite in cui ho capito che il teatro non è il mio genere, almeno come genere di lettura. Chissà che un giorno non riesca a vederlo dal vivo in un teatro e cambiare idea su Cirano e la sua combriccola di Guasconi!

Povero Cirano, a ripensarci un po' mi spiace per la fine che ha fatto ma non sapete che sospiro di sollievo ho tirato io quando ho chiuso il sipario su questo testo noiosissimo!


04 maggio 2017

Facebook in the rain

La Mastrocola la conoscevo solo di nome: non avevo mai letto nulla di suo ma tutti i lettori che conosco me ne avevano sempre parlato bene.
Quando ho visto Facebook in the rain in bella mostra sullo scaffale della biblioteca mi sono lasciata incuriosire e me lo sono portata a casa. Salvo poi sentirmi dire dal mio lettore preferito che avevo scelto quello che a suo parere era il meno riuscito.

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:

Facebook in the rain racconta la storia triste della signora Evandra che, una volta rimasta vedova all'improvviso a 48 anni, non sa che fare della sua vita vuota.
Inizialmente reagisce andando al cimitero tutti i giorni tutto il giorno, tranne quando piove.
E proprio quando piove si rende conto di non aver nulla da fare per riempire le sue giornate.
Una sua carissima amica le suggerisce di imparare ad usare Facebook, proprio a lei che non ha un computer e non sa nemmeno come si accenda.
Le appioppa un suo collega, un uomo distinto e solo, che tutte le sere vada a casa sua per insegnarle ad usare pc e poi crearsi il profilo facebook.
Ma la cosa sfugge di mano a tutti ed Evandra inizia a vivere non più per andare al cimitero ma per stare su facebook, chattare, inventarsi una vita, conoscere gente.

Come dicevo all'inizio, non conosco l'autrice per poter fare paragoni con altri suoi lavori.
La storia è carina e fa riflettere su come davvero rischiamo di farci risucchiare da un mondo che non esiste.

Di questo libro,  che comunque secondo me è carino da leggere in un fine settimana piovoso, più che la trama ho apprezzato lo stile: veloce, semplice, incisivo, scorrevole e surreale.
Sembra che se voglio leggere il meglio della Mastrocola debba prendere Una barca nel bosco, concordate?

01 maggio 2017

Destinazione Santiago. Come ritrovare se stessi sul Cammino

Una compagna di classe delle elementari che non vedevo da quando avevamo su per giù 10 anni e ci scambiavamo il giornalino della Sirenetta, una cremina al caffè e due libri sul tavolo.

N. mi ha scritto per chiedermi informazioni sul Cammino di Santiago, che io ho fatto per 400 km 9 anni fa, e lei farà in parte fra qualche mese. Abbiamo anche scoperto che ad entrambe piace ancora leggere e quindi ci siamo pure scambiate due libri a tema: io le ho lasciato Il cammino immortale di Jean-Christophe Rufin e lei mi ha prestato Destinazione Santiago di Riccardo Finelli.


Riccardo racconta il suo viaggio da solo lungo gli 800 km del cammino francese (il più conosciuto), deciso all'improvviso (e senza un allenamento) quando a 40 anni un tumore si porta via velocemente Mattia, il suo più caro amico. 
Non sa quale sia il motivo per cui ha deciso di partire e lasciare per 3 settimane lavoro, moglie e figli. Non è particolarmente religioso e, sinceramente, non sa nemmeno se ha senso seguire un percorso medioevale fatto per raggiungere la presunta tomba di San Giacomo. 

Riccardo (lo chiamo per nome di battesimo l'autore perché dopo questo lungo viaggio "insieme" mi pare un pellegrino qualunque che avrei potuto incrociare io sul mio Cammino) racconta in meno di 300 pagine il suo pellegrinaggio, come in un diario.

Annota con dovizia di particolari i luoghi che attraversa e in cui si ferma, aggiungendo anche qualche nota storica, ma soprattutto le storie differenti di chi incrocia nelle diverse tappe. Sono storie veramente diverse che sembrano non avere nulla in comune tra loro, se non il fatto di trovarsi a fare una cosa a senso di logica assolutamente insensata: in questo nuovo millennio che senso ha martoriarsi le gambe ed i piedi (e solo chi ha fatto il Cammino di Santiago può capire cosa significhi la parola "vescica"---> qui per i non deboli di stomaco) per raggiungere un posto?
Riccardo riesce ad evidenziare che cosa unisce le diverse motivazioni: tutti camminano sperando di trovare una risposta alla domanda delle domande "Chi sono io? e qual è il mio posto nel mondo?".

Nonostante mi sia ritrovata in molte vicissitudini, da quella di non trovare un posto in ostello al dolore fisico e la stanchezza mentale, è stato anche curioso capire come la nostra vita sia incredibilmente cambiata in 9 anni: banalmente non avevo facebook e il problema se chiedere o meno l'amicizia a qualcuno non esisteva. Oggi se mi rimettessi in cammino sarebbe una questione spinosa: rimanere in contatto dopo essersi raccontato segreti molto intimi ha senso oppure è meglio lasciare che quello che accade sul Cammino resti sul Cammino?

Un libro sicuramente utile per chi come N. sta preparando il suo zaino e sicuramente una lettura emozionante per chi come me lo zaino l'ha posato, per ora.
Perché io una piccola critica la farei: sulla quarta di copertina c'è scritto "Il grande viaggio che tutti dovrebbero fare una volta nella vita", io ci scriverei "Il viaggio che tutti dovrebbero fare ALMENO una volta nella vita".
Agosto 2008, Galizia Spagna

Buen camino!