15 novembre 2017

Quel che resta del giorno

Gentile  Esimio signor Ishiguro,
[si inizierà così una missiva ad un premio Nobel per la letteratura?]
sono una lettrice e vorrei chiederle scusa per tre motivi.

Il primo è che non avevo mai letto nulla di suo finché gli svedesi non hanno acceso i riflettori su di lei. Beh questo non è un reato, ma è un po' pirla superficiale la motivazione per cui effettivamente dopo aver preso in mano un suo libro non mi decidevo mai a comprarlo: io non sono molto attratta dagli scrittori asiatici e con quel cognome così giapponese credevo che il suo stile non facesse al caso mio.
Poi quando le hanno dato il premio ho scoperto che lei è naturalizzato britannico ed effettivamente durante la lettura di Quel che resta del giorno ho scoperto un libro ambientato nelle campagne inglesi nella prima metà del '900 che più europeo di così non si potrebbe!


Il secondo motivo per cui chiedo perdono è che sono un po' cretina burlona e per il 99% della lettura del suo libro non capivo il senso di questo titolo lungo e filosofico e quindi, quando chiacchieravo di questa lettura che mi coinvolgeva parecchio, mi limitavo a parlane come del libro del maggiordomo.
Quel che resta del giorno si capisce solo al tramonto, alla fine del viaggio. Forse, si capisce: secondo me il maggiordomo alla fine non ha capito granché e pure io sono diversi giorni che ci rifletto e non sono sicura di aver proprio capito cosa volesse dire. Però amo i libri che continuano ad interrogarti dopo che li hai chiusi e quindi questo libro mi continua a piacere anche a lettura terminata!

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Da Quel che resta del giorno hanno tratto anche un film con Anthony Hopkins. Chiedo scusa a lei signor-premio-nobel ed anche al signor-regista e pure al signor-attore: io, durante tutta la mia lettura, questo integerrimo maggiordomo me lo sono immaginato con le sembianze di Edgar degli Aristogatti, che non potrebbe essere più lontano dal modello del maggiordomo perfetto di cui parla in modo ossessivo il protagonista del suo libro. Quanto costa diventare perfetti sul lavoro? E' giusto annullare completamente la propria vita, i propri affetti ed interessi per seguire un obiettivo? Ne vale davvero la pena? Io credo di no, ne sono profondamente convinta e mr Stevens lo avrei preso a sberle in molte occasioni.
Il mio maggiordomo preferito non è il protagonista di Quel che resta del giorno. Poteva andare anche peggio, potevo scegliere quello della famiglia Adams
Caro/a lettore/lettrice che cercavi la recensione di Quel che resta del giorno mi spiace di averti deluso: questo libro mi piaceva troppo e non ero in grado di fare una recensione che gli rendesse giustizia.
Ne ho trovata una molto molto bella su un blog e ti consiglio di leggerla QUI.
Mi permetto solo di aggiungere che se ami le campagne inglesi,
se le questioni politiche ti incuriosiscono,
se vuoi leggere un romanzo scritto come un diario di viaggio, ma che un diario di viaggio non è,
che sembra un libro filosofico, che richiede un po' di concentrazione ma non è pesante
... beh questo libro fa per te!

8 commenti:

Sara ha detto...

Tu sai sempre cosa dire a proposito dei libri...ma quanti ne riesci a leggere in un mese?!non conoscevo l'autore, se non ci fosse il nobel...

Federica ha detto...

@sara: la media è di un paio al mese... Dipende da quante pause pranzo lunghe ho, a volte anche tre

Nat ha detto...

Anche io associo la parola maggiordomo a Edgar!

Luna Pizzafichiezighini ha detto...

Interessante, lo vorrei proprio leggere!

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Una vera esperta!
Ti auguro un buon fine settimana.

UIFPW08 ha detto...

Beata te Federica che hai questo meraviglioso tempo per poter leggere, ho provato sai nelle pause pranzo ma era piu un non leggere che leggere perche i pensieri lavorativi eramo maggiori..lo so mi devo dare alla fotografia..o alle banche.
Grazie di cuore per la gradisissima visita
Sei unica

Maurizio

Novella Semplici ha detto...

Beh invece mi pare un'ottima e ironica recensione! Anche io non l'ho letto, ma ho una lista così lunga di legenda che boh... Ci vorrebbero nove vite come gli Aristogatti! :)

Maruzza ha detto...

Mi associo colpevolmente alle tue scuse. Eppure ho letto qualche autore giapponese! Quando mi passerà questa crisi di lettura, proverò a recuperare.